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Il ruolo dei Mass Media nei DCA

Michela Artuzzi

Tabella dei Contenuti

DOVE ERAVAMO RIMASTI?

Come abbiamo visto nell’articolo pubblicato il mese scorso, l’insorgenza dei disturbi del comportamento alimentare non può essere legata ad una sola causa ma bensì ad un insieme di fattori; le cause di esordio di questi disturbi sono, appunto, multifattoriali.

In precedenza, ci siamo focalizzati sul ruolo della famiglia e l’importanza del legame diadico nella sintomatologia dei DCA sottolineando altresì la significatività del rapporto madre-figlia.

Il ruolo dei mass media nei DCA

mass media nei dca - social media

Vorrei ora spostare l’attenzione su un altro fattore che Thompson, nella sua teoria (1999), ha ampiamente approfondito, ovvero i mass media; l’esposizione a qualunque tipologia di device elettronico quali, ad esempio, smartphone, tablet, pc e tv rappresenta un’arma a doppio taglio per qualsiasi individuo e a qualsiasi età.

Questi dispositivi se da una parte ci permettono di rimanere collegati con tutto il mondo e quindi di restare aggiornati anche rispetto a ciò che accade a migliaia di kilometri da noi, dall’altra ci espongono a enormi rischi tra cui il possibile sviluppo di dipendenze legate al loro eccessivo e prolungato utilizzo, la ricerca di una vita ideale che nella realtà dei fatti, proprio perché ideale, non ha ragione di esistere e la continua esposizione a corpi e modelli di bellezza che non corrispondono alla norma.

Uno dei sintomi presenti in chi soffre di disturbi del comportamento alimentare è definito insoddisfazione corporea ossia il non essere soddisfatti delle propria forma fisica ovvero non piacersi per come si appare, definendo gli altri migliori, più belli e affascinanti di quanto non si veda se stessi; questa visione alterata di sè, secondo numerosi studi, sarebbe legata ad altri aspetti su cui è necessario focalizzare la nostra attenzione quali, ad esempio, la scarsa autostima e la svalutazione di sé. 

Infatti, proprio in relazione al legame tra l’utilizzo dei social media e la visione di sé, è interessante osservare come l’immagine del corpo che viene presentata attraverso il web sia nettamente sproporzionata in termini di magrezza, attrattività e tonicità rispetto al corpo tradizionale; la tendenza ad affidarsi a siti online per ricercare informazioni legate alla salute, al fitness e all’alimentazione è in costante aumento specialmente nella fascia adolescenziale, fase di sviluppo che sappiamo bene essere importante per la costruzione del proprio sé. 

L’influenza esercitata dagli “influencers” riveste un ruolo essenziale in questi processi ma, molto spesso, sono essi stessi a non esserne totalmente consapevoli influenzando, anche negativamente e senza competenze in materia, coloro che li ammirano e li seguono promettendo indirettamente il raggiungimento della perfezione; come accennato in precedenza, alcuni studi hanno osservato che l’esposizione a fotografie di persone più conosciute e popolari che rispondono ai canoni di magrezza e attrattività sui social media correla, nelle donne, con umore negativo e insoddisfazione corporea oltre che essere un fattore di vulnerabilità nello sviluppo dei disturbi del comportamento alimentare (Brown e colleghi, 2016). 

A sostegno di ciò, è stato coniato il termine “iDisorder” per descrivere il forte legame tra l’uso dei social media e l’insorgenza di disturbi dell’umore e di personalità (Rosen, 2013).

Quali Social Media?

Oggi Instragram si colloca tra i social network più diffusi e utilizzati tra i giovani con un’età target che spazia dai 19 ai 24 anni circa; nato nel 2010 come strumento volto alla condivisione di fotografie ha visto un picco di utenze nel 2012 grazie all’invenzione delle “stories” che permettono, ancora oggi, una maggiore spontaneità nella comunicazione con altri utenti rispetto alla pubblicazione di fotografie che possono essere facilmente modificate attraverso applicazioni costruite ad hoc come, ad esempio, “photoshop”.

Questa necessità di far trasparire maggior verità e autenticità nasce proprio, a mio avviso, dall’eccessivo uso scorretto che si fa di questa piattaforma a cui sono legati numerosi rischi; un noto capolavoro di Pirandello “Uno, Nessuno, Centomila” ci riporta proprio a questo concetto per cui, attraverso i social è possibile apparire come più si desidera, a volte, facendo venire meno il sé reale a favore di un’identità fluida in cui, un adolescente alle prese con la costruzione della sua di identità, si trova incastrato.

Questo è esattamente ciò che accade con le innumerevoli immagini di corpi a cui ogni giorno siamo esposti; essendo il corpo il principale oggetto che si vede su questa piattaforma qual è l’importanza che gli viene attribuita? Ma quanti, di questi corpi, sono reali?

Se si instaura la convinzione che è bello solo ciò che si vede su Instagram allora risulta evidente che il confronto tra ciò che vedo e ciò che sono è paradossale; Baumann diceva “il corpo oggi è la preoccupazione più assoluta e il più ambito passatempo”.

Body Positivity

il movimento body positivity

Il movimento definito body positivity (o “BoPo”) nasce nel 2012 con l’intento di eliminare il fenomeno del body shaming incentivando l’accettazione e l’apprezzamento di qualsiasi tipologia di corpo e ridurre, il più possibile, gli ideali di bellezza diffusi sui social network; a sostegno di questo movimento ci sono anche tematiche quali la forza e la resilienza, l’insicurezza e i suggerimenti su come affrontarla, la bellezza e l’amore per se stessi.

All’interno delle piattaforme social, ma come abbiamo visto prima, in particolar modo Instagram, le foto più diffuse sono legate all’abbattere pregiudizi e critiche negative su numerosi aspetti primi tra tutti cellulite, rotoli sulla pancia e smagliature accompagnati da messaggi motivanti come “tutti i corpi sono belli” e “ama le tue curve”.

Accanto a questo movimento se ne è diffuso un altro che prende il nome di fatspiration con l’obiettivo di descrivere un fenomeno volto ad incentivare l’intera popolazione all’accettazione di persone sovrappeso o obese verso cui, come sostenuto dalla letteratura, è noto esserci un evidente stigma; è noto anche che bambini e adolescenti con elevato peso corporeo tendono ad essere scelti meno come amici dai pari rispetto a coetanei normopeso oltre ad avere una maggiore probabilità di essere vittime di bullismo (Moreira e Canavarro, 2017).

Sebbene l’obiettivo del body positivity e del fatspiration sia quello di diffondere messaggi di positività, alcuni autori osservano un certo grado di contraddizione sostenendo che dietro a parte di essi si celi ancora il tentativo di promuovere la perdita di peso e veicolare “suggerimenti” per il raggiungimento di una magrezza eccessiva (Lazuka e colleghi, 2020).

…Nei prossimi articoli affronteremo più nel dettaglio questi argomenti, se vuoi approfondire ancora vai al nostro blog dove trovarai gli articoli delle nostre esperte dell’alimentazione sana.

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